Gay & Bisex
Un passivo solo per lui
02.02.2026 |
4.522 |
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"Mentre continuava a succhiare con avidità, una mano scivolò giù, accarezzando le palle di Aldo, massaggiandole con una pressione perfetta..."
L’aria della sera era pesante, carica di quella tensione elettrica che precede sempre qualcosa di proibito. Aldo si aggiustò gli occhiali sul naso sudato, passando le dita tra i pochi ciuffi di capelli grigi che gli rimanevano attaccati al cranio lucido. Aveva cinquant’anni portati con la trascuratezza di chi non si cura più di piacersi, ma sotto la camicia slacciata e i pantaloni di velluto a coste, troppo stretti sulla pancia prominente, nascondeva qualcosa che lo faceva sentire ancora un uomo. Qualcosa di grosso, pesante, che ora premeva contro la stoffa come un promemoria di ciò che quella notte avrebbe potuto essere.Il club privé non aveva insegne. Solo un indirizzo sussurrato al telefono dopo che aveva inviato le foto del suo cazzo, lungo, spesso, con due palle gonfie che pendevano come pesi, e una voce femminile, fredda e professionale, gli aveva confermato: "Sì, lei è accettato. Alle undici. Non si presenti in ritardo."
Ora, davanti alla porta scura di legno massiccio, Aldo esitò solo un istante prima di bussare. Tre colpi secchi. La serratura scattò e un uomo in smoking dal volto impassibile lo squadrò dalla testa ai piedi. Non disse nulla, si limitò a farsi da parte. L’odore lo colpì subito: sudore, profumo di sandalo, qualcosa di metallico che sapeva di desiderio. La musica era bassa, un ritmo ipnotico e profondo che sembravano pulsare in sincrono con il suo battito cardiaco. Le luci, soffuse, disegnavano ombre lunghe sui corpi seminudi che vedeva muoversi nel salone, alcuni già intrecciati, altri in attesa.
Per Aldo non era la prima orgia, ma questa prometteva di essere diversa. Un solo passivo, più attivi. L’idea gli aveva fatto venire l’acquolina in bocca fin dal momento in cui aveva letto l’annuncio. Si slacciò un altro bottone della camicia, lasciando intravedere il petto villoso, e avanzò nel salone. Gli sguardi si
posarono su di lui, alcuni curiosi, altri valutativi. Non era bello, non era giovane, ma quel che aveva tra le gambe compensava ampiamente. Lo sapeva. E quella notte, voleva che lo sapessero tutti.
Fu allora che lo vide. Il passivo era in ginocchio al centro della stanza, le mani appoggiate sulle cosce aperte, la testa china in un atteggiamento di sottomissione perfetta. Aveva i capelli scuri, corti, e la schiena snella si incurvava appena, come se fosse già pronto a ricevere. La pelle liscia, quasi luminosa sotto le luci rosse, contrastava con l’ombra scura tra le natiche. Aldo sentì il cazzo sussultare nei pantaloni. Dio, quanto era giovane! Forse poco più che ventenne. Stava già leccandosi le labbra, come se avesse fiutato la preda.
Non ci volle molto. Il ragazzo alzò gli occhi, verdi, dilatati, e li posò dritti su di lui. Non su altri. Solo su Aldo, come se avesse riconosciuto qualcosa. Il desiderio? La fame? O semplicemente la dimensione di quel che ancora nascondeva sotto la stoffa? Non importava. Il passivo si alzò con grazia felina, i muscoli delle cosce che si
tendevano sotto i jeans attillati, e si avvicinò. Non camminava, scivolava, come se il pavimento bruciasse sotto i piedi.
Quando fu a un passo da lui, Aldo sentì il suo respiro sul collo. Caldo. Affannoso.
“Ti piace quello che vedi?”, la voce era un sussurro roco, quasi una preghiera.
Aldo non rispose con parole. Affondò una mano tra i capelli del ragazzo e lo tirò giù, fino a quando le labbra di quello non sfiorarono l’erezione che premeva contro la patta dei pantaloni. Il passivo non ebbe bisogno di altre istruzioni. Le dita tremanti slacciarono la cintura, abbassarono cerniera e il cazzo di Aldo saltò fuori, duro come
pietra. Il ragazzo emise un gemito sommesso di sorpresa quando lo vide. Poi
aprì la bocca. La prima leccata fu lenta, quasi riverente. La lingua calda e bagnata tracciò un solco lungo l’asta, dalla base alle vene pulsanti, fino a lambire il glande gonfio. Aldo serrò i pugni. Cazzo! Non era abituato a essere trattato con tanta devozione. Di solito doveva comandare, imporre. Ma quella bocca… Quella bocca sapeva già esattamente cosa fare.
“Succhiamelo, puttana”, ringhiò, spingendo i fianchi in avanti.
Il passivo obbedì all’istante. Le labbra si chiusero attorno alla punta, strette, umide, e cominciarono a scendere, centimetro dopo centimetro, fino a quando la gola si contrasse attorno al glande. Aldo gemette, le ginocchia quasi gli cedevano. Porca puttana, stava per fargli un deepthroat senza nemmeno tossire.
“Così… Così bravo!”, ansimò, affondando le dita tra i capelli del passivo e cominciando a muovere i fianchi.
Ogni spinta lo faceva affondare più a fondo in quella gola bagnata, ogni risucchio del ragazzo era una scossa elettrica che gli correva lungo la spina dorsale. Dopo alcuni minuti di quel trattamento devoto, dedito solo al suo piacere, le palle gli si strinsero, pesanti, pronte a esplodere, ma non voleva ancora. Non così.
Il passivo sembrò capire. Mentre continuava a succhiare con avidità, una mano scivolò giù, accarezzando le palle di Aldo, massaggiandole con una pressione perfetta. L’altra si infilò nei propri jeans, e Aldo sentì il ragazzo gemere attorno al suo cazzo mentre si toccava. Si stava segando mentre lo succhiava. Il pensiero fu quasi troppo. Strinse i denti, cercando di resistere.
“Basta!”, intimò, tirando indietro il ragazzo per i capelli.
Il giovane si leccò le labbra, gli occhi lucidi, la bocca rossa e gonfia. “Ti prego…”, supplicò con voce lamentosa, “Voglio sentirlo dentro. Adesso”.
Aldo non aveva bisogno di altre parole. Con un movimento brusco, afferrò il passivo per i fianchi e lo spinse contro il muro più vicino. Il ragazzo ansimò quando il suo petto nudo sbatté contro la superficie fredda, le braccia allungate sopra la testa come in attesa di essere legato. L’uomo non perse tempo. Con un colpo secco, gli
strappò i jeans giù fino alle ginocchia, esponendo il culo bianco, sodo, già bagnato di lubrificante. Si era preparato per bene.
“Guardami!”, ordinò Aldo sputando sul proprio palmo e strofinandolo sul cazzo per aggiungere altro lubrificante.
Il passivo obbedì, voltando la testa di lato. Gli occhi erano due fessure di desiderio puro, le labbra dischiuse. “Scopami””, implorò.
Aldo non se lo fece ripetere. Punto il cazzo contro l’anello stretto e spinse. Lento e inesorabile. Affondò piano piano tutta la nerchia nel culo del ragazzo. “Cazzo! Sì! Che grosso!”, gemette il passivo.
Aldo sentì il calore avvolgergli il membro, stretto, bollente. Tirò indietro i fianchi e poi spinse di nuovo, questa volta più forte, sentendo le natiche del passivo schiacciarsi contro il suo pube. Ogni spinta era ora un colpo secco, violento, il suono dei corpi che si sbattevano insieme si mescolava ai gemiti del ragazzo, in estasi.
“Così! Ti prego, Ancora!”, supplicava il passivo, il culo che si stringeva attorno al cazzo di Aldo come se non volesse più lasciarlo andare.
Aldo gli afferrò i capelli, tirandogli indietro la testa fino a quando la gola non fu esposta. “Ti piace, troia? Ti piace essere preso come la puttana che sei?”, ringhiò, sputandogli in bocca e accelerando il ritmo.
“Sì! Sì, cazzo, sì!”, il passivo ansimava, con le lacrime che gli scendevano dagli occhi, ma il cazzo duro che pendeva tra le gambe tradiva il suo vero piacere.
Aldo sentiva il sudore colargli lungo la schiena, la camicia attaccata alla pelle, le palle che gli bruciavano. Era vicino all’orgasmo. Molto vicino. Strinse i denti, determinato a far durare ancora un po’ le sue spinte veementi, ma il corpo del passivo era troppo perfetto, troppo caldo, troppo suo in quel momento.
“Vengo!”, gridò il ragazzo all’ennesimo potente affondo, il corpo scosso da un orgasmo che lo fece tremare. Aldo sentì il culo stringersi attorno al suo cazzo, e fu la fine. Con un ruggito, venne, il seme che gli schizzava fuori a ondate violente, riempiendo il passivo fino all’orlo. Il ragazzo gemette, sentendo ogni fiotto di sperma dentro di sé, le cosce che tremavano per lo sforzo di restare in piedi.
Quando finalmente Aldo si ritirò, il cazzo ancora semiduro e lucido, il passivo scivolò giù lungo il muro, le gambe che non lo reggevano più. Aveva il viso arrossato, gli occhi semichiusi, un sorriso ebete sulle labbra gonfie.
“Grazie!”, mormorò, come se Aldo gli avesse appena concesso il dono più grande.
Il maschio si sistemò i vestiti, il respiro ancora affannoso, il cuore che gli martellava nel petto. Si passò una mano tra i capelli sudati e guardò il ragazzo disteso ai suoi piedi, soddisfatto. Quella notte sarebbe stata lunga. E lui aveva ancora molta energia da sfogare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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